Perdere la creatività umana nell’era dell’IA?

È facile percepire l’intelligenza artificiale come un deterrente alla vera creatività umana. Se l’IA può generare testi, immagini, musica e persino idee originali in pochi secondi, sorge spontanea la domanda: che ruolo rimane per l’ingegno e la fantasia umana? Io che sono una creativa mi pongo spesso questa domanda, da quando l’utilizzo dell’AI sta prendendo sempre più piede anche nel campo della creatività in generale mi chiedo quanto possa essere in contraddizione un mondo che è basato ed ispirato dalle emozioni e uno che ne esula totalmente.

Una delle obiezioni principali è che l’IA, per quanto sofisticata, opera su algoritmi e dati preesistenti. Non possiede intuizione, emozioni o quella scintilla imprevedibile che spesso è alla base delle innovazioni più rivoluzionarie. La sua “creatività” potrebbe essere vista come una raffinata combinazione di elementi già noti, piuttosto che una vera e propria genesi da zero. In questo senso, l’IA non crea, ma ricombina.

Inoltre, c’è il rischio che l’eccessiva dipendenza dagli strumenti di IA possa portare a una standardizzazione della produzione creativa. Se tutti utilizzano gli stessi modelli o algoritmi per generare contenuti, potremmo assistere a un’omologazione stilistica, dove l’originalità e la diversità faticano a emergere. La ricerca del “nuovo” e del “diverso” potrebbe essere soffocata da una produzione massiva di contenuti “sufficientemente buoni” ma privi di vera anima.

Infine, la mia preoccupazione deriva anche dal timore che l’IA possa demotivare le persone a esplorare il proprio potenziale creativo. Se la macchina può fare il lavoro in modo più efficiente, perché spendere tempo ed energie per sviluppare abilità che sembrano superflue? Questo potrebbe portare a un impoverimento delle capacità creative umane e a una minore propensione a correre rischi o a sperimentare, aspetti fondamentali per l’innovazione.

Probabilmente non tutti saranno daccordo con me, e rispetto assolutamente tutte le opinioni, ma il mio animo romantico, la passione che da sempre mi ha contraddistinto ogni volta che prendo in mano una matita e disegno, l’ispirazione che può darmi un luogo, un ricordo, un’emozione, il mio vissuto e tutto l’amore che ho dentro e trasmetto agli altri attraverso le mie creazioni, tutto questo non è assolutamente replicabile dall’AI. Perché solo un essere umano è in grado di provare delle emozioni. Un’immagine artificiale esteticamente sarà sicuramente perfetta, bellissima, senza difetti, ma identica a tante altre, nulla la contraddistinguerà. Nell’arte, nella creazione, nel disegno, nulla è uguale perché ogni opera è intrisa dell’anima di chi l’ha progettata, ogni tratto di matita o penna, ogni pennellata di colore racconta una storia. La nostra storia.

Credo che la mia visione evidenziaì un aspetto cruciale nel dibattito sull’IA ossia la necessità di definire e proteggere il valore intrinseco della creatività umana in un’era dominata dalla tecnologia.

Ely

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