Design e narrazione nei fashion trend book childrenswear

Ci sono disegni che, anche a distanza di anni, conservano intatta la loro capacità di raccontare un’epoca. Molti dei figurini che sto riscoprendo oggi nascono durante un periodo molto intenso del mio percorso professionale, quando lavoravo per un importante studio specializzato nella realizzazione di quaderni di tendenza internazionali dedicati al childrenswear. In quel contesto, ogni tavola non era semplicemente un esercizio stilistico: era uno strumento di lettura del mercato, una sintesi visiva capace di anticipare linguaggi, colori, volumi e atteggiamenti del vestire.

Come nasce una tavola di tendenza

La costruzione di ogni immagine partiva da una ricerca molto precisa:

  • analisi dei macro-trend emergenti
  • osservazione dei comportamenti sociali
  • studio dei codici lifestyle
  • selezione cromatica coerente con la stagione
  • definizione dei key item di collezione

Ogni outfit doveva raccontare una micro-storia immediatamente leggibile. Per questo, accanto al capo principale, inserivo sempre anche gli elementi coordinati: capispalla, top, pantaloni, accessori. L’obiettivo era offrire al cliente una visione completa del potenziale commerciale e creativo del tema.

Il childrenswear come racconto identitario

Nel bambino, più ancora che nell’adulto, il design deve trovare un equilibrio molto delicato tra: funzionalità, desiderabilità, comfort e immaginario. Per questo i temi che sviluppavo avevano sempre una forte identità narrativa: urban jungle, city rock, folk romantico, seaside casual e soft streetwear. Ogni look cercava di tradurre non solo una silhouette, ma un piccolo universo.

Il valore del disegno a mano

In quegli anni il lavoro più adatto ai book di tendenza illustrativi era interamente manuale. Pennarelli, matite, chine, texture costruite pazientemente, stratificazioni di colore, dettagli di cuciture, volumi e materiali: tutto veniva calibrato per dare profondità e realismo al figurino pur mantenendo leggerezza editoriale, il disegno non doveva essere fotografico. Doveva evocare, e proprio questa sintesi visiva rappresentava il vero valore del lavoro di trend forecasting.

Oggi: vedere quei disegni prendere vita attraverso l’AI

La parte più sorprendente, oggi, è osservare come strumenti di intelligenza artificiale riescano a trasformare quei figurini in immagini lifestyle realistiche. Un look pensato anni fa per una tavola editoriale può improvvisamente apparire vivo: una bambina in un contesto urban jungle, un bambino in atmosfera city rock, una scena seaside in una città marittima. Questo non sostituisce il processo creativo originario, lo amplia. Per chi arriva dal disegno di moda, l’AI non è un punto di partenza ma un nuovo livello di lettura del progetto.

Rivedere oggi questi lavori significa capire quanto un buon concept mantenga valore nel tempo, se l’idea è solida, il linguaggio evolve ma il progetto resta leggibile. Ed è proprio qui che il dialogo tra disegno manuale e AI diventa fertile: il figurino conserva l’intenzione creativa, l’AI apre nuove possibilità narrative.

La tecnologia accelera, ma ciò che continua a fare la differenza è la capacità di costruire una direzione perché prima dell’immagine viene sempre il pensiero e ogni collezione, prima di diventare prodotto, nasce ancora da uno sguardo.

Ely

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