Ci sono momenti in cui mi fermo a guardare il percorso fatto e mi chiedo quando, esattamente, l’esperienza abbia smesso di essere un valore per diventare quasi un ostacolo. Negli ultimi anni ho visto qualcosa cambiare profondamente nel mondo della moda. Non parlo solo di tendenze, di velocità, di mercato. Parlo delle persone. Parlo di noi, designer con anni di lavoro alle spalle, con un bagaglio costruito tra errori, intuizioni, sacrifici e visione. Sempre più spesso, essere un senior fashion designer sembra significare essere “troppo”: troppa esperienza, troppo costosi, troppo strutturati, troppo consapevoli. E in un sistema che corre veloce e guarda al breve termine, questo “troppo” rischia di trasformarsi in un limite.


Negli ultimi tempi ho parlato con colleghe, amiche, professioniste brillanti che hanno condiviso con me una sensazione comune: la sfiducia. Alcune di loro hanno smesso di cercare, altre hanno cambiato strada, altre ancora resistono ma con una fatica che non avevo mai percepito prima.
Non è solo una questione di opportunità che diminuiscono. È la percezione che il merito, oggi, abbia perso centralità. Che la profondità venga sacrificata in favore della rapidità. Che l’esperienza venga vista più come un costo da contenere che come un valore da coltivare.
E allora mi chiedo: che spazio resta per chi ha costruito la propria identità professionale nel tempo? Per chi crede ancora nel processo, nella ricerca, nella qualità? Non ho risposte definitive. Ma sento il bisogno di non ignorare questa realtà, di darle voce. Perché dietro ogni curriculum “troppo ricco” c’è una storia, una competenza, una visione che meritano di essere ascoltate, non ridimensionate.



Forse il punto non è adattarsi a un sistema che sembra non riconoscerci più, ma iniziare a ridefinire il nostro posto dentro di esso. O, se necessario, anche fuori. E se il vero rischio non fosse quello di avere “troppa” esperienza, ma quello di perdere, come sistema, tutte le persone che quell’esperienza la incarnano? Perché quando il talento smette di trovare spazio, non è solo una carriera che si interrompe. È un intero settore che si impoverisce, spesso senza nemmeno accorgersene. Questa non è una resa. È una presa di coscienza. E forse, proprio da qui, può nascere qualcosa di nuovo.
Ely

Lascia un commento