Quello che nessuno ti dice quando hai un’anima creativa

Ci sono persone che guardano un muro e vedono un muro, e poi ci sono quelle che, davanti a quello stesso muro, iniziano a immaginare un colore, una finestra, una storia, forse persino un abito appeso a una sedia, mosso da un vento che ancora non esiste.

Ecco, avere un’anima creativa è un po’ così, è vivere in un mondo dove niente è mai completamente “solo quello che è, un tessuto non è semplicemente un tessuto, è una possibilità. Un colore non è soltanto un colore, è un’emozione che ha deciso di farsi vedere. Una vecchia fotografia non è un ricordo, è una porta socchiusa. Una strada di città, un fiore cresciuto tra due pietre, il riflesso del sole su una vetrina, il rumore della pioggia contro una finestra: tutto può diventare qualcosa.

Un’idea.

Un disegno.

Una collezione.

Una storia.

Forse è proprio questo che nessuno ti dice quando hai un’anima creativa: la tua mente raramente va in vacanza.

Abbiamo sempre troppe finestre aperte

La creatività non si accende alle nove del mattino e non timbra il cartellino alle diciotto, arriva quando vuole! A volte mentre stai cercando di addormentarti, a volte sotto la doccia, a volte nel momento meno opportuno, quando hai le mani occupate, il telefono lontano e nessun foglio su cui appuntare quella meravigliosa intuizione che, ovviamente, sei convinta di ricordare il giorno dopo.

Spoiler: non succederà, perché la mente creativa è un browser con cinquanta finestre aperte contemporaneamente. In una c’è un progetto da terminare, in un’altra un colore visto per caso, poi un’immagine che non sai ancora perché ti abbia colpito, un libro da leggere, una frase appuntata su un bigliettino, un’idea per qualcosa che probabilmente non realizzerai mai. E improvvisamente, mentre stai pensando a tutt’altro, due finestre apparentemente lontanissime si incontrano…Click…nasce qualcosa….ed è una delle sensazioni più belle del mondo!

La creatività è disordine, ma con una sua misteriosa logica

Chi ha un’anima creativa conosce bene quella stanza piena di fogli, ritagli, matite, colori, libri aperti e oggetti che, agli occhi degli altri, sembrano messi lì per caso, ma niente è davvero per caso. Quel piccolo caos è una geografia personale, ogni cosa è una coordinata, ogni oggetto custodisce un possibile inizio, perché la creatività non ama sempre camminare su strade dritte, preferisce i vicoli, le deviazioni, le porte che sembrano chiuse ma che, se guardi bene, hanno ancora una piccola fessura da cui entra la luce, e forse è per questo che le persone creative a volte sembrano distratte, in realtà stanno semplicemente ascoltando un mondo che gli altri non sentono!

Sentire troppo è un superpotere. Anche se a volte pesa.

Nessuno ti dice che essere creativi significa, molto spesso, essere anche terribilmente sensibili. E’ sentire le cose con un volume leggermente più alto, perchè una canzone può riportarti indietro di vent’anni, un profumo può trasformarsi in un pomeriggio dell’infanzia, una parola detta nel modo sbagliato può restare nella tua testa molto più del necessario. Ma poi succede anche il contrario, un piccolo gesto gentile può illuminarti la giornata, un tramonto può fermarti completamente, un fiore può diventare improvvisamente la cosa più importante che hai visto in quella settimana. E allora capisci che forse non è un difetto, forse quella sensibilità è proprio il luogo da cui nasce tutto. Perché per creare bisogna osservare ma per osservare davvero bisogna prima imparare a sentire.

Le idee non arrivano mai ordinate

Vorremmo che la creatività funzionasse come una ricetta: prendi un’ispirazione, aggiungi tecnica, mescola con esperienza, inforna per trenta minuti, ed ecco pronta una grande idea. Il “Bake off” degli artisti in prima visione! Magari!!! La realtà è che le idee arrivano spesso spettinate, entrano senza bussare, si presentano sotto forma di frammenti, un dettaglio, un colore, una sensazione, un’immagine sfocata, e devi avere la pazienza di aspettare, di non pretendere subito una risposta, di lasciare che quell’idea faccia il suo percorso. Perché alcune intuizioni sono come certi fiori: non puoi tirare i petali per farli sbocciare prima, puoi solo prendertene cura.

E aspettare.

Essere creativi significa anche dubitare continuamente

Questa forse è la parte meno romantica perchè dietro ogni disegno, ogni progetto, ogni pagina scritta, spesso si nasconde una domanda silenziosa:“Sarà abbastanza?”

Abbastanza bello.

Abbastanza originale.

Abbastanza interessante.

Abbastanza me.

Eppure ho imparato che forse il punto non è essere “abbastanza”. Il punto è essere autentici, perché la creatività non dovrebbe essere una gara a chi inventa qualcosa di mai visto prima. Dopo secoli di arte, moda, musica e parole, probabilmente tutto è già stato immaginato da qualcuno, ma non è mai stato immaginato esattamente attraverso i nostri occhi. Ed è qui che diventa interessante: la stessa matita può disegnare mille volti, ma nessuna mano lascerà mai lo stesso segno.

Una persona creativa non ha una sola vita

Forse perché una sola non basta…dentro di noi convivono versioni diverse, c’è quella che vuole progettare, quella che vuole disegnare, quella che improvvisamente vorrebbe dipingere un’intera parete, quella che compra un quaderno nuovo perché “questo sarà sicuramente quello giusto”, quella che inizia tre progetti contemporaneamente, e quella che, senza un motivo preciso, sente il bisogno di cambiare strada. Non è incoerenza, è curiosità, è avere un’anima che continua a fare domande e che, fortunatamente, non si accontenta sempre della prima risposta.

La creatività ha bisogno di luce

Non parlo solo della luce perfetta che entra dalla finestra e fa sembrare meraviglioso anche il tavolo più disordinato del mondo, parlo della luce delle persone, delle conversazioni, dei viaggi, degli incontri casuali, delle risate. Perché, nonostante l’immagine romantica dell’artista solitario chiuso nel suo studio, io credo che la creatività abbia bisogno anche degli altri.

Di contaminarsi.

Di ascoltare.

Di rubare – artisticamente parlando – un pezzetto di mondo e trasformarlo in qualcosa di nuovo, una frase ascoltata al bar, una signora vestita in modo incredibile incontrata per strada, un bambino che abbina colori che nessun fashion designer avrebbe mai osato mettere insieme.

Il mondo è pieno di ispirazione, bisogna solo smettere di attraversarlo distrattamente!

E poi ci sono quei giorni in cui non succede niente

Nessuna idea.

Nessuna intuizione.

Solo il silenzio.

Per molto tempo ho pensato che quei giorni fossero tempo perso, oggi non più, perchè anche il terreno ha bisogno di riposo prima di far crescere qualcosa, anche la mente, anche l’immaginazione. La creatività non è una macchina da cui pretendere continuamente risultati, è più simile al mare: ci sono onde enormi e giorni di bonaccia, ma il mare resta mare anche quando sembra immobile. Forse dovremmo solo imparare a essere più gentili con noi stessi, a non sentirci inutili quando non produciamo, a non trasformare ogni passione in una prestazione, a lasciare spazio anche al vuoto, perché spesso è proprio nel vuoto che qualcosa ricomincia a prendere forma.

Alla fine, avere un’anima creativa significa questo

Significa non riuscire a guardare il mondo in modo superficiale, significa trovare bellezza dove altri non si fermano nemmeno a guardare, accumulare immagini, parole, colori e sensazioni senza sapere esattamente quando serviranno, avere paura di non essere abbastanza e, nonostante tutto, continuare a creare, ricominciare, cambiare, sbagliare, mescolare, cancellare, riprovare. Significa avere sempre un piccolo universo acceso da qualche parte dentro di sé e forse, se devo essere sincera, a volte è stancante. Avere così tante idee, sentire così tanto, desiderare continuamente di trasformare qualcosa…ma poi penso a quanto sarebbe silenzioso il mondo se smettessimo di immaginare. E allora mi tengo stretto questo meraviglioso caos, le finestre aperte nella mia testa, i fogli sparsi, le idee incompiute, le ispirazioni improvvise, persino i dubbi, perché avere un’anima creativa non significa semplicemente saper fare qualcosa.

Significa guardare ciò che esiste e immaginare, ostinatamente e meravigliosamente, tutto quello che potrebbe ancora diventare.

E forse è proprio questo il nostro piccolo superpotere, trasformare un dettaglio in un’idea, un’emozione in un colore, un ricordo in una storia.

Un foglio bianco in un nuovo inizio.

Ely

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