Quando una matita racconta più di mille parole!

Ci sono persone che parlano attraverso la voce, altre attraverso la scrittura, altre ancora attraverso la fotografia, io, da sempre, sento di parlare anche attraverso una matita.

Chi mi conosce sa che la moda è il mio mondo, disegnare collezioni, immaginare tessuti, creare stampe e dare forma a un capo è il lavoro che ho amato per oltre vent’anni e che continua a rappresentare una parte fondamentale di me. Ma c’è un’altra passione che mi accompagna da quando ero bambina, molto prima dei figurini di moda: il ritratto.

Non un ritratto qualsiasi, il volto femminile. È lì che la mia mano trova la sua libertà più autentica.

Quando apro un foglio bianco e prendo una semplice matita, il tempo cambia ritmo, non esistono più orologi, notifiche o pensieri, esistono soltanto il bianco della carta, il nero della grafite e quella sottile ricerca dell’espressione perfetta. Non mi interessa realizzare un volto impeccabile, mi interessa raccontare una donna. Uno sguardo che sembra custodire un segreto, una bocca che accenna un sorriso, un’ombra che rende un viso più forte, una ciocca di capelli che sembra muoversi con il vento. Sono piccoli dettagli, ma sono proprio quelli a trasformare un disegno in un’emozione.

Il bianco e nero è sempre stato il mio linguaggio preferito, molti mi chiedono perché non utilizzi il colore, la risposta è semplice: perché il colore, a volte, distrae. La grafite invece è sincera, non ha bisogno di effetti speciali. Vive di luce e ombra, di chiaroscuri, di sfumature quasi impercettibili, ogni tratto racconta qualcosa e ogni cancellatura lascia comunque una traccia, proprio come accade nella vita.

Disegnare un volto significa osservare davvero. Le proporzioni sono importanti, certo, ma ancora di più lo sono le emozioni. Gli occhi devono parlare prima ancora della bocca, le ombre devono suggerire una storia, ogni linea deve avere un motivo per esistere. Forse è anche per questo che amo così tanto rappresentare figure femminili.

Le donne hanno un universo infinito dentro di sé. Possono essere delicate e determinate nello stesso istante, eleganti senza ostentazione, fragili e incredibilmente forti. Ogni volto diventa un racconto diverso, e ogni disegno è una donna che prende lentamente vita sotto la punta della matita.

Molti dei miei ritratti non rappresentano persone reali. Nascono dalla fantasia. Sono il risultato di mille immagini viste, emozioni vissute, fotografie osservate, sfilate, film, libri e incontri che, inconsapevolmente, restano nella memoria e si trasformano in qualcosa di completamente nuovo. In fondo è questo che fa un artista: assorbe il mondo e poi lo restituisce con il proprio linguaggio.

Credo che il mio lavoro di fashion designer abbia influenzato profondamente anche il mio modo di disegnare. Nei miei ritratti ritrovo spesso lo stesso gusto per le proporzioni, per l’eleganza delle linee, per gli accessori, per un cappello importante, per un gioiello appena accennato, per un abito che non è mai soltanto un vestito, ma parte integrante della personalità del personaggio. Moda e illustrazione, per me, non sono due passioni separate.

Sono due facce della stessa creatività: una immagina ciò che una donna potrebbe indossare, l’altra prova a raccontare chi quella donna potrebbe essere. Ogni tanto riguardo i miei vecchi disegni, alcuni li rifarei completamente, altri li lascerei esattamente così come sono, perché raccontano anche la mia crescita, ogni tratto conserva un momento della mia vita, un periodo, un’emozione, un sogno.

Ed è questo il bello del disegno, non invecchia mai davvero, rimane lì, silenzioso, ad aspettare qualcuno che si fermi ad osservarlo. Forse è proprio questa la magia che continuo a cercare ogni volta che affilo una matita, non la perfezione, ma quell’istante in cui un semplice foglio bianco smette di essere carta e diventa una storia.

Una storia fatta soltanto di bianco, di nero… e di un pizzico di anima.

“Disegnare non è semplicemente riprodurre un volto. È cercare di dare un’anima a un insieme di linee. E quando chi osserva si emoziona, significa che quella matita, per un attimo, ha davvero parlato.”

Ely

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