Dalle galassie immaginate ai futuri possibili: il mio viaggio nella fantascienza tra Entità Inverse, nuove storie e Intelligenza Artificiale

Ci sono passioni che non nascono in un giorno preciso, sono piccole scintille che si accendono nell’infanzia e continuano a brillare in silenzio per anni, anche quando la vita ci porta altrove. La mia passione per la fantascienza è nata così.

Sono cresciuta a pane, stelle e mondi lontani. A pane e Star Wars. A pane e Star Trek. Ricordo ancora quella sensazione che provavo da bambina: guardare il cielo e avere l’impressione che fosse molto più grande di ciò che vedevo, che dietro le stelle ci fossero infinite possibilità, domande ancora senza risposta e storie da immaginare. La fantascienza, per me, non è mai stata soltanto un genere letterario, è sempre stata un modo di guardare la realtà. Forse è proprio questo il suo potere più grande: portarci lontanissimo, su pianeti sconosciuti o in futuri ancora inesistenti, per poi riportarci qui, nel presente, davanti alle domande più profonde.

Chi siamo?

Che cosa significa essere umani?

Cosa accade quando il progresso corre più veloce della nostra capacità di comprenderlo?

Anni fa queste domande mi hanno accompagnata nella scrittura del mio primo romanzo, Entità Inverse. Pubblicarlo è stata un’emozione difficile da descrivere. Per chi scrive, un libro non è soltanto una storia: è tempo, immaginazione, dubbi, notti passate a correggere una frase, personaggi che entrano nella tua vita e non se ne vanno più. È un piccolo universo che nasce dentro di te e che, a un certo punto, trova il coraggio di uscire.

Essere una scrittrice esordiente significa anche questo: imparare a convivere con l’incertezza, con le domande, con la sensazione di trovarsi continuamente all’inizio di qualcosa. E forse è proprio per questo che oggi, mentre sto lavorando al mio secondo romanzo, provo emozioni molto simili a quelle del primo passo. Perché ogni nuova storia è una nuova sfida, una pagina bianca, una porta che non sappiamo ancora dove porterà.

Del nuovo romanzo non posso raccontare molto, non ancora. Le storie, soprattutto quando sono ancora in costruzione, hanno bisogno di tempo, silenzio e cura, posso però dire che ancora una volta la fantascienza è diventata il mio linguaggio per osservare il presente perché il futuro che immaginavamo da bambini, in parte, è già arrivato. L’Intelligenza Artificiale è entrata nella nostra quotidianità, ci aiuta, ci sorprende, ci pone nuove domande, può generare immagini, parole, musica, può imparare, può dialogare con noi. E inevitabilmente ci costringe a riflettere.

Che cosa rende unica la creatività umana?

Dove finisce la macchina e dove comincia l’uomo?

Quanto della nostra identità è legato alle emozioni, all’empatia, all’immaginazione?

“Non erano venute per cercarci. Questo è ciò che credevamo. Non hanno occhi. Non hanno voce. Eppure sanno quando le stiamo osservando. Le abbiamo chiamate Sentinelle. Ma c’è una cosa che ancora non abbiamo capito: chi osserva chi? Qualcosa sta prendendo forma. E non tutto ciò che pensa… è umano.“

Credo che oggi la fantascienza abbia un ruolo ancora più importante rispetto al passato, non perché possa prevedere il futuro, ma perché può aiutarci a interrogarlo, può offrirci uno spazio in cui esplorare paure, speranze, possibilità, può ricordarci che dietro ogni tecnologia ci sono sempre esseri umani, con i loro sogni, i loro limiti e le loro domande. Forse è anche per questo che continuo a scrivere, perché mi piace immaginare mondi lontani, ma ancora di più mi piace cercare, attraverso quei mondi, qualcosa che parli di noi.

“Tre mondi.
Una sola porta”

A volte penso che scrivere fantascienza sia un po’ come osservare il cielo notturno, guardiamo stelle lontanissime, eppure, in qualche modo, stiamo cercando di capire noi stessi. Il mio viaggio da autrice continua con la stessa curiosità di quella bambina cresciuta tra astronavi, pianeti e storie impossibili, con la consapevolezza che ogni libro è un nuovo inizio e con una domanda che, forse, continuerà ad accompagnarmi ancora a lungo: e se il futuro che immaginiamo servisse, in realtà, a comprendere meglio il nostro presente?

A volte, quando scrivi fantascienza, capita che smetti di chiederti “È possibile?” E inizi a chiederti: “E se fosse possibile?” È quella piccola frase che apre una porta, e dall’altra parte possono esserci mondi sconosciuti, tecnologie che oggi sembrano impossibili, intelligenze diverse dalla nostra, viaggi nel tempo, pianeti lontani…ma anche qualcosa di molto più vicino. Noi. Perché è questo che amo della fantascienza: può portarci a milioni di anni luce dalla Terra e, allo stesso tempo, metterci davanti alle domande più umane. Cosa ci rende davvero umani? Quanto possiamo spingerci oltre? E soprattutto…quanto siamo disposti a cambiare prima di non riconoscerci più?

È anche per questo che sto scrivendo questa nuova storia. Non posso ancora raccontarvi quasi nulla, il romanzo è ancora in costruzione e alcune cose devono rimanere rigorosamente chiuse nel mio cassetto. Ma posso dirvi questo: ci saranno domande, ci sarà tecnologia, ci saranno cose che forse non sono come sembrano e, soprattutto, ci sarà l’essere umano. Nel frattempo mi piacerebbe trovare i miei simili, quelli che sono cresciuti con Star Wars, Star Trek, Alien, Blade Runner…quelli che davanti a un cielo stellato non pensano soltanto “che bello”, ma almeno una volta hanno pensato: “Chissà cosa c’è là fuori.”

Ely

Lascia un commento

Sito web creato con WordPress.com.

Su ↑