Fashion come….un dolce!

Chi mi conosce sa che potrei fare follie per una torta al cioccolato, ma in generale quando si tratta di questo oro nero va bene tutto, anche un semplice quadratino di una tavoletta, ma che sia di ottima qualità e come minimo all’85%!!! Amo i dolci, sia realizzarli che gustarli, sono una delle dolcezze della vita a cui nessuno dovrebbe mai rinunciare!

Quindi potete immaginare quanto mi piaccia navigare sul web per scoprire nuovi dolci, ricettine sfiziose più o meno caloriche, conoscere la loro provenienza o come siano state inventate, ed è stato gradualmente che mi sono resa conto di quanto certi dolci abbiano delle assonanze con il mondo della moda. Può sembrarvi strano? E come vi chiederete? Come può una torta avere delle similitudini con la moda? Può eccome, guardate qua!

Chiffon Cake

La Chiffon Cake è una famosissima torta americana, soffice come la famosa stoffa, impalpabile, morbida, quais senza peso, insomma una nuvola!

Harry Baker, il suo inventore, senza pare alcun reale apparente motivo, si trasferì ad Hollywood nel 1923 con l’anziana madre. Il signor Baker non era per nulla un pasticcere, ma nella vita era un assicuratore, anche se da sempre coltivava una passione, anzi una vera e propria ossessione, per i dolci. Da sempre era alla ricerca della ricetta perfetta e passava la maggior parte del suo tempo libero a cercarla facendo espertimenti culinari. Il suo pallino, la sua ossessione era la ricerca di un particolare dolce la cui base di partenza era quella di un composto di uova montate. Fino a quel momento nel mondo delle cakes due erano le basi di riferimento: le torte che si gonfiavano per la montatura delle uova e quelle invece con dentro il burro che crescevano per l’aggiunta del lievito. Si dice che a Los Angeles Baker lavorò ad oltre 400 variazioni, ma è solo nel 1927 che nacque la Chiffon Cake. La sua consacrazione a icona fu quando Harry Baker approdò al Brown Derby, un nuovo ristorante  (in realtà una catena nata nel 1926) di Los Angeles, a Wilshire Boulevars (oggi ricollocato e inglobato all’interno di un centro commerciale). Il ristorante ebbe subito successo, per i piatti che si servivano, tra cui la Baker Cake (si chiamava così prima di cambiare in Chiffon Cake).

Qui Harry Baker fece conoscere ai clienti la sua cake, che divenne il dolce preferito di Barbara Stanwyck. Si dice che arrivò a lavorare per 18 ore consecutive, con una richiesta di 42 torte al giorno! Per vent’anni non rivelò la ricetta e questo mistero rese la torta ancora più desiderata e richiesta! Fu solo nel 1948 che svelò in un articolo sul Better Homes and Gardens l’ultimo ingrediente rimasto ancora segreto, ossia l’olio di semi. Per noi oggi è una cosa normalissima, ma ai tempi usare l’olio come elemento grasso nei dolci era una vera e propria rivoluzione!

Ricetta della Chiffon Cake

  • 285 gr di farina ’00
  • 300 gr di zucchero semolato (da ridurre fino a 270 gr)
  • 6 uova grandi
  • 200 ml di acqua
  • 120 ml di olio di semi di girasole
  • buccia grattugiata di 1 arancia
  • buccia grattugiata di 1 limone
  • 1 cucchiaio di estratto di vaniglia oppure 1 bustina o semi di 1 baccello
  • 1 cucchiaino di cremor tartaro
  • una bustina di lievito per dolci
  • 1 pizzico di sale
  • zucchero a velo per guarnire

In una ciotola pulita, montate a neve ferma gli albumi con il cremor tartaro fino ad ottenere un composto sodo e ben fermo. Poi, nella seconda ciotola mescolate insieme farina, lievito setacciato, zucchero e sale. Infine nella terza ciotola, mescolate con una frusta a mano o forchetta, i tuorli, la vaniglia, le bucce finemente grattugiate gli agrumi, l’olio e l’acqua . Girate bene in modo da ottenere un impasto omogeneo. Versate mano mano le farine nelle uova e montate con le fruste elettriche 1 minuto per amalgamare bene il tutto.

A questo punto potete inglobare gli albumi. Il segreto per una chiffon cake perfetta è non smontare l’impasto: quindi aggiungere gli albumi a poco a poco. Prima aggiungete una parte, mescolando dal basso verso l’altro, molto lentamente,  poi una seconda parte, mescolando molto lentamente dal basso verso l’alto e infine una terza parte!

Il composto finale dev’essere spumosissimo e non eccessivamente liquido o smontato!Versatelo quindi nell’apposito stampo senza imburrare e infarinare.

Cuocete in forno statico nella parte medio – bassa del forno a 160° per 1 h circa; la cottura dev’essere lenta ed omogenea e può variariare anche di 15 /20 minuti a seconda del forno! Solo quando alla prova stecchino risulta asciutta potete tirare sfornare la Chiffon cake.

Sfornate e capovolgete subito lo stampo. Se il composto è uscito fuori dalla teglia, inserite sul collo di una bottiglia in modo che ci sia lo spazio di raffreddamento necessario. Fate raffreddare completamente almeno 5 – 6 h prima prima di togliere la torta dalla stampo, aiutatevi con un coltellino affilato per staccare i bordi.

Spolverate di zucchero a velo .

Ecco pronta la Chiffon Cake super sofficissima!

Ora vi starete domandando quanto una soffice Chiffon Cake possa assomigliare ad un vestito…beh, credetemi che la sua delicatezza si può accostare tranquillamente al tessuto che porta il suo stesso nome! Lo Chiffon! Lo chiffon , in italiano velocrespo o velo crespo, è un tessuto molto leggero, in armatura tela prodotto con filati a torsione crêpe; è soffice ma resistente, molto trasparente e leggermente crespato. Tipologia serica ottocentesca francese, destinata soprattutto ad abiti da sera, è impiegato in gonne, camicette, lingerie, foulard, nastri e parti molto raffinate dell’abbigliamento. In commercio è possibile trovarne in cotone, seta e materiale sintetico. Con questo tessuto oltre ad elegantissimi abiti da sera si realizzano anche abiti da cerimonia e da sposa.

Red Velvet

La Red Velvet Cake è una torta morbida come il velluto e rossa come la passione.

Moltissime sono le storie legate alla sua origine, per lo più romanzate. Nessuno sa, infatti, esattamente, quando e dove la Red Velvet Cake abbia avuto origine. C’è chi sostiene che la ricetta abbia cominciato a circolare negli Stati Uniti nel 1920, chi che fu realizzata negli anni Cinquanta come torta di compleanno per un soldato americano e che per questo motivo fosse diffusa nelle residenze militari di Northwest, Midwest e South. La Red Velvet ha il suo momento di maggiore diffusione, negli Anni Sessanta, quando esplode la moda delle crazy cakes. Diventa il dolce di San Valentino e torta nuziale con Fiori d’Acciaio, film del 1989 leggero e pettegolo diretto da Herbert Ross e glam con Sex and the city.

Jan Harold Brunvand, in The Vanishing Hitchhiker, libro sulle leggende metropolitane americane, scrive di una donna che distribuiva cartoncini con la ricetta della Red Velvet Cake su un autobus a San Jose, cittadina a sud di San Francisco. La signora aveva cenato nel lussuoso ristorante Waldorf-Ast di New York: lì aveva conosciuto e apprezzato la delicatezza della Red velvet cake e, incuriosita, scrisse al ristorante per avere la ricetta. Lo chef, con quanto richiesto, inviò anche un conto di 350 dollari (per alcuni 100, per altri 25). Consultato un avvocato, la signora pagò, ma, per vendicarsi, iniziò a distribuire gratuitamente la ricetta a più persone possibili. Per questo la Red Velvet è anche conosciuta come Waldorf-Astoria Cake. La leggenda si è confusa sicuramente con la realtà, perché solo dagli Anni Cinquanta la Red Velvet è presente nel menù del ristorante.

In passato era possibile realizzare il colore rosso scuro della torta grazie alla reazione chimica tra il cacao in polvere con gli ingredienti acidi, quali il latte acido o latticello. Molti per accentuare il colore utilizzano, oggi, del colorante, ma nella versione originale non esiste questa possibilità. La Red Velvet deve essere rossa senza contenere traccia di coloranti alimentari. Se si vuole accentuare l’effetto si usa l’estratto di barbabietola. Per altri appassionati di storia alimentare, la Red velvet Cake è stata inventata durante il periodo della Grande Depressione americana. Si risparmiava su tutto – anche su decorazioni, zucchero e aromi. John Adams, titolare di una azienda  di coloranti alimentari, mise in vendita un mix speciale per confezionare la Adams Red Velvet Cake. Adams, per incentivare le vendite, iniziò a distribuire nelle drogherie del Sud e del Midwest cartelloni pubblicitari della Adams Extract Company e ad ogni acquirente regalava la “ricetta segreta” per poter realizzare una torta che fosse l’unione tra la Adams Best Vanillae la Adams Butter Flavor, due classici della cucina americana.

La torta è sofficissima, nonostante la mancanza di lievito. Il metodo che veniva utilizzato dai pasticcieri per rendere così delicate le preparazioni fu inventato nel Settecento, dal Genovese Giobatta Cabona, cuoco personale dell’ambasciatore Domenico Pallavicino, per un banchetto alla Corte di Spagna. L’uomo preparò una torta gonfia e leggerissima, resa morbida dalle uova montate. Tale dolce fu chiamato Pan di Spagna e in seguito pâte génoise o pasta genovese.

Ricetta della Red Velvet

  • 300 g di zucchero
  • 120 g di burro morbido
  • 2 uova grandi
  • 260 g di latticello (125 g di yogurt magro + 135 g di latte parzialmente scremato o intero+ 1 cucchiaino di succo di limone)
  • 1 o 2 cucchiai di colorante alimentare rosso in gel (Nella versione originaria non era previsto il colorante alimentare ed il colore rosso nasceva dalla combinazione chimica tra il cacao in polvere naturale ed il latticello. Oggi c’è chi usa la purea di barbabietole fresche (quelle precotte non vanno bene) o il colorante alimentare.
  • 2 cucchiai molto rasi di cacao amaro (circa 15 g)
  • 275 g di farina 00 setacciata
  • 1 cucchiaino di bicarbonato
  • 1 cucchiaino di aceto bianco
  • 1 cucchiaino di vaniglia estratto naturale

Per la crema al mascarpone ( In America la red velvet viene farcita con la classica crema al formaggio)

  • 250 g di mascarpone
  • 250 ml di panna fresca da montare
  • 80 g di zucchero a velo
  • mezzo cucchiaino di vaniglia estratto naturale
  • lamponi opzionale

Iniziate facendo il latticello. In una caraffa mescolate lo yogurt con il latte ed il succo di 1 cucchiaino di limone, fate riposare per 30 minuti a temperatura ambiente. Nella planetaria o in una ciotola con le fruste elettriche montate il burro morbido con lo zucchero e la vaniglia fino ad avere un composto chiaro e spumoso. Aggiungete al composto di burro, un uovo leggermente sbattuto e, impastando a velocità media ,un cucchiaio di farina, in questo modo l’impasto non si “straccerà”. Quando il primo uovo si è amalgamato, aggiungete il secondo sempre leggermente sbattuto e un altro cucchiaio di farina preso sempre dal totale. Aggiungete il colorante al latticello che avete preparato in precedenza. Potete aggiungere altro colorante più avanti, se il composto non dovesse essere sufficientemente rosso. Setacciate il cacao ed aggiungetelo alla farina precedentemente setacciata. Con le fruste in movimento a velocità medio-bassa aggiungete metà del latticello all’impasto e subito dopo la metà della miscela di cacao e farina. Ripetete il procedimento fino alla fine degli ingredienti, pulite con un leccapentole le pareti della ciotola tra un’aggiunta e l’altra.

In una ciotolina mescolate il bicarbonato con l’aceto, si formerà una leggera schiuma che dovrete subito aggiungere all’impasto; mescolate brevemente fino ad avere un impasto ben amalgamato e liscio. A questo punto potete aggiungere altro colorante alimentare, se necessario. Dividere l’impasto in 3 teglie, precedentemente imburrate e infarinate, dal diametro di 18 cm o fate cuocere il dolce in uno stampo unico da 22 cm (vedi note). Cuocete le torte in forno caldo a 170° per circa 25-30 minuti, se optate per lo stampo unico prolungate la cottura per altri 15 minuti, prima di sfornare fate sempre la prova stecchino, che deve uscire asciutto. Lasciate intiepidire le basi nella tortiera per 15 minuti, poi trasferitele su una griglia per farle raffreddare completamente. Se le preparate il giorno prima, copritele con la pellicola alimentare e conservatele in frigo.

Per la crema al mascarpone. Mettete la ciotola e le fruste in freezer in modo che la vostra crema si monti velocemente. Con le fruste a velocità minima montate il mascarpone insieme alla panna fresca e lo zucchero a velo. Aumentate la velocità man mano e fermatevi appena avrete un composto cremoso, perché se lavorate troppo rischiate di trasformare la vostra bella crema in burro. Usatela subito o conservatela in frigo. Decorazione dolce. Rifilate le basi per avere strati tutti uguali. Mettete la prima base su di un’alzata. Con l’aiuto di una sac à poche usa e getta con punta tonda di medie dimensioni applicate uno strato uniforme di farcia al centro del dolce; fate tanti ciuffetti lungo la circonferenza. Se non avete la punta tonda potete semplicemente tagliare la sac à poche ricavando un foro di circa 5 mm. Posizionate la seconda base e procedete come avete fatto in precedenza. Ultimate il dolce con l’ultima base di torta, mettete un leggero strato di crema solo al centro, fate tanti ciuffetti di crema al mascarpone lungo la circonferenza, con l’aiuto di una spatola o un il dorso inumidito di un cucchiaino stendete un ciuffetto alla volta verso il centro (vedi foto.) Decorate la torta con lamponi, zucchero a velo.

E ora veniamo alle similitudini fashion: il sapore vellutato ed il colore porpora della Red Velvet richiamano al famosissimo tessuto usato fin dall’antichità per i paramenti reali e papali. Nato in Oriente, il velluto divenne celebre in Europa grazie alle mani esperte degli artigiani italiani, fino ad arrivare a vestire le famiglie della nobiltà. Sapori di epoche lontane, salotti borghesi e abiti regali. Il velluto affonda le proprie radici in Oriente, più precisamente nella zona compresa tra l’Asia centrale, l’Iran e l’Iraq e la sua storia parte nel XIII secolo. Solo in quello successivo, tra le popolazioni italiane, iniziò a serpeggiare il suo nome, inizialmente con la denominazione “sciamiti”. Sembra che i primi velluti europei siano stati lavorati, a imitazione di quelli orientali, a Palermo e a Venezia: ciò è dovuto, rispettivamente, al fatto che mentre la prima città era legata all’importazione araba, la seconda era in continuo contatto con l’Oriente. Durante il XIV secolo, e anche nel XV, il velluto che andava per la maggiore era quello decorato a inferriate gotiche, le cosiddette ferronneries. Il disegno, qui, rivelava il fondo di raso, o viceversa presentava il fondo di tela e l’ornato in velluto.

La sua caratteristica principale è quella di presentare sul dritto un pelo rasato e molto fitto (si parla in questo caso di velluto unito, liscio o tagliato) oppure una serie di piccoli anelli di filo che sporgono dalla trama (velluto riccio). Il nome è derivato dal termine latino “vellus”: vello, tosone o mantello, e ben si presta a descriverne la tipica finitura di pelo. Tradizionalmente la fibra scelta era la seta, che rendeva il velluto particolarmente lucido e morbido al tatto, ma anche prezioso e delicato (spesso era addirittura arricchito con lamine d’oro o d’argento). In seguito è stato introdotto l’utilizzo del cotone, del lino, della lana e del mohair, che hanno reso il tessuto meno lussuoso, ma più resistente. Recentemente sono stati inoltre sviluppati velluti sintetici (soprattutto in poliestere, acetato, nylon e viscosa).

Victoria Sponge

La Torta Vittoria, chiamata anche “Victoria sandwich” o “Victoria sponge cake” è una torta caratterizzata da due dischi di pan di Spagna molto “spugnosi” intervallati da uno strato di crema (ma si possono fare anche più strati), è molto famosa in tutto il mondo, semplicissima da preparare e deve il nome a alla regina Vittoria. Questa torta, infatti, nasce nel periodo vittoriano come dolce da tè, nel senso che veniva servita di pomeriggio all’ora del tè. L’abitudine di fare una merenda sostanziosa era partita dalla duchessa di Bedford, che per far fronte ai suoi cali di zucchero pomeridiani era solita accompagnare il tè con dolce prodotti da forno. Questa abitudine raggiunse anche la regina Vittoria che amava accompagnare il tè con una torta semplice ma deliziosa che ha poi preso il suo nome.

Si racconta infatti che da bambina la sua istitutrice le proibisse quasi sempre di bere tea,considerato troppo prezioso allora per essere sprecato,tanto che appena Vittoria salì al trono chiese che le fosse finalmente portata una tazza di tea e cosi fu fatto. Durante i suoi tea pomeridiani, la Regina amava mangiare una torta a base di un sostanzioso pan di Spagna,arricchito di burro nell’impasto e farcito nel mezzo di crema al burro e marmellata di fragole o lamponi, che viene comunemente chiamata anche Victoria Sandwich e a questo dolce è dedicato proprio il suo nome, che ancora oggi è la rappresentazione migliore di torta che accompagna degnamente i tea pomeridiani degli inglesi.

Ricetta della Victoria Sponge

– 200 g di farina 00
– 300 g di burro
– 200 g di zucchero
– 150 g di zucchero a velo
– 300 g di formaggio spalmabile e/o mascarpone
– 4 uova
– 50 ml di latte intero
– una bustina di lievito per dolci
– un pizzico di sale
– una bacca di vaniglia
– confettura di fragole o lamponi

Prima di tutto si preparano i due dischi di pan di Spagna facendo in modo che siano molto “spugnosi”: in una ciotola si versano 200 g di burro ben ammorbidito e lavorato a temperatura ambiente, pois i aggiungono 200 g di zucchero mescolando fino a quando tutti i cristalli si sono sciolti e il composto diventa liscio e omogeneo, senza grumi, poi si aggiunge anche una bacca di vaniglia e si continua a mescolare per bene. L’ideale è usare una planetaria o quantomeno delle fruste elettriche, altrimenti risulta molto faticoso ottenere la giusta consistenza.

Il composto deve essere chiaro e spumoso, a questo punto si aggiungono le uova, tenute a temperatura ambiente. È importante aggiungere le uova a una una, facendo in modo che di volta in volta ogni uovo venga assorbito completamente dal composto prima di aggiungerne un altro. Si ottiene a questo punto un impasto omogeneo al quale si possono aggiungere la farina, il lievito per dolci e un pizzico di sale (tutti setacciati), continuando a mescolare rapidamente facendo amalgamare tutto al meglio, aiutandosi con l’aggiunta del latte intero.

Il composto ottenuto deve essere versato in uguale misura in due diverse tortiere dal diametro di circa 20-25 cm. Si livellano per bene i due strati e li si inforna nel forno preriscaldato a 180° per circa 20 minuti.

Nel frattempo si passa a preparare la crema. Ci sono diverse opzioni a seconda di quanto la volete “golosa” (e grassa). Si può fare una versione light con ricotta e zucchero a velo, una versione un po’ più grassa con burro e zucchero a velo oppure “esagerare” e preparare la crema con mascarpone e formaggio spalmabile, che vanno mescolati per bene insieme allo zucchero a velo setacciato e un po’ di vaniglia.

Quando i due dischi sono cotti, si aspetta che si raffreddino un po’, poi si aggiunge sul primo disco la crema di burro (o formaggio), sopra si versa la confettura di fragole o di lamponi e infine si aggiunge l’altro disco di pan di Spagna. La parte superiore della torta si può lasciare così com’è o guarnire con zucchero a velo o frutta. Chi vuole esagerare può anche arrivare fino a tre strati di pan di Spagna e due-tre di crema.

Ora a cosa può assomigliare una torta che già nel suo nome parla di “spugnoso”? Di qualcosa che richiama ovviamente alla consistenza morbida, soffice e leggermente “gommosa” della spugna! Io mi ricordo che da bambina, nei mitici anni ’80, indossavo dei fantastici pantaloncini corti gialli di spugna, che erano stracomodi e divertenti! Ancora oggi nella moda si utilizza questo materiale, anche se il suo aspetto ora è molto più sofisticato e chic. Le sue sembianze sono molto più simili al vellutino, e si può utilizzare per comode tute e pigiami nella versione più soft, felpe oversize nella versione più “strong” dove la consistenza diventa simile al neoprene.

Optical Dot Cake

E poteva mancare nella moda imperante dei pois anche una torta a tema?! Il termine pois è francese ma questi puntini hanno una storia recente interessate. In inglese pois si traduce in polka-dot, termine che deriva da Polka, una danza folk boema in voga nella metà dell’Ottocento. Questo ballo ebbe talmente successo che si diffuse velocemente in Europa e divenne moda, tanto da ispirare anche le stampe dei tessuti, polka-dots pattern, il famoso tessuto a pois. Al contrario delle altre torte sovra citate non ci sono limitazioni nella realizzazione di questa torta. Per il tipo di cake ed il ripieno potete dare sfogo a tutta la vostra fantasia: cake alla vaniglia o al cacao stratificata con crema al cioccolato o crema, frutta fresca, cremosi, inserti di frangipane, ecc. E’ la decorazione che ne fa da padrona. E qui si vola verso il famosissimo cake design, dove la pasta di zucchero diventa la vera protagonista.

Lo strato di pasta di zucchero che ricoprela torta può essere bianco o nero e deve assolutamente creare un contrasto optical con i pois, per intenderci fondo bianco pois neri, fondo nero pois bianchi. Poi si può decidere di dare un’impronta minimalista lasciando tutto molto pulito ed essenziale, oppure aggiungere elementi di decoro come fiocchi, fiori, frutta e cuoricini.

Ricetta della Optical Dot Cake

Per la base di pan di spagna:

  • 8 tuorli
  • 130gr di farina 00
  • 50gr di fecola di patate
  • 15gr di miele
  • 30gr di cacao in polvere
  • 3 uova

Per la crema di cioccolato bianco:

  • 500gr di cioccolato bianco
  • 50gr di zucchero
  • 4 tuorli
  • 500ml di latte intero
  • 30gr di farina00

Per decorare:

  • 900gr di pasta di zucchero
  • colla alimentare
  • coloranti alimentari (nero quanto basta)

Per la crema al burro:

  • 85gr di acqua
  • 120gr di albumi
  • 1 baccello di vaniglia
  • 225gr di zucchero
  • 280gr di burro freddo
  • 50gr di zucchero a velo

Per realizzare la torta farcita a strati iniziate dall’impasto della base: in una ciotola ponete le uova intere e i tuorli, il miele, aggiungete lo zucchero semolato e montate con le fruste elettriche (o una planetaria) fino ad ottenere un composto chiaro e spumoso: ci vorranno almeno 10 minuti. In un’altra ciotola raccogliete la farina, il cacao e la fecola. Setacciate le polveri e raccoglietele nella ciotola contenente il composto di uova, mescolate con un cucchiaio per amalgamare gli ingredienti. Versate l’impasto in una tortiera del diametro di 23 cm imburrata e foderata con la carta da forno. Cuocete il pan di spagna in forno statico preriscaldato a 180° per 45 minuti (se in forno ventilato a 160° per 35 minuti). A cottura ultimata sfornate la teglia e lasciate raffreddare prima di sformare la torta.

Occupatevi ora della farcitura: tritate il cioccolato bianco, poi ponete sul fuoco un pentolino con il latte e portatelo al bollore. Intanto in una ciotola ponete i tuorli, aggiungete lo zucchero semolato e mescolate con la frusta fino ad ottenere un composto chiaro, incorporate la farina setacciata. Versate il composto ottenuto nel latte caldo e continuando a mescolare unite anche il cioccolato bianco tritato, proseguite la cottura a fuoco dolce fino a fare addensare la crema, quando la crema sarà pronta spegnete il fuoco e trasferitela in una ciotola di vetro larga in modo da farla raffreddare rapidamente avendo cura di ricoprirla con la pellicola a contatto. Intanto il pan di spagna si sarà freddato, sformatelo e tagliatelo orizzontalmente per ottenere 3 dischi. Ponete il disco che fa da base su un piatto da portata, trasferite la crema fredda in una sac-à-poche con bocchetta liscia e farcite il primo disco di pan di spagna con la crema. Ricoprite con un secondo disco di pan di spagna, farcite ancora con la crema e richiudete con il terzo disco di pan di spagna al cacao.

Per la crema al burro: in un pentolino versate l’acqua e lo zucchero semolato 1, fate sciogliere lo zucchero e portate a ebollizione: misurate con un termometro da cucina che non superi i 121°. Intanto prelevate i semini da una bacca di vaniglia e quando lo sciroppo avrà raggiunto i 116°, versate nella tazza della planetaria gli albumi, i semi della bacca di vaniglia. Poi setacciate 50 g di zucchero a velo, quindi uniteli agli albumi e iniziate a lavorare il composto con le fruste alla massima velocità. Quando lo sciroppo avrà raggiunto i 121° versatelo a filo mentre continuate a far andare le fruste Montate la foglia e unite poco alla volta il burro morbido. Quando tutto il burro si sarà assorbito, trasferite la crema in una sac-à-poche e tenete da parte.

Ora dedicatevi alla decorazione: prendete 2 panetti di pasta di zucchero e uniteli, poi colorateli con il colorante alimentare nero fino a conferire una tonalità scura; impastate e formate una pallina di pasta di zucchero e stendetela con un mattarello in un disco sottile di circa 2 mm di spessore (potete eventualmente spolverizzare il piano di lavoro con dello zucchero a velo per stenderla più facilmente). Prendete anche un altro panetto di pasta di zucchero che resterà bianco: metà potete stenderlo in un disco dello spessore di 2 mm e con dei coppapasta di varie misure ricavate i pois. Rivestite anche l’esterno della torta di crema al burro in uno strato di massimo 5 mm, poi con l’aiuto del mattarello srotolate sulla torta la pasta di zucchero nera, quindi tagliate la pasta in eccesso appena sotto il bordo inferiore della torta in modo che anche i lati siano ben coperti, Prendete la colla alimentare e spennellate i pois di pasta di zucchero bianca. Adagiateli sulla superficie partendo da quelli più grandi fino a quelli più piccoli.

Nella moda il pois è stato utilizzato fin dagli inizi del 1800, anche se noi generalmente lo associamo agli anni ‘40, al dopoguerra dei telefoni bianchi e dei gruppi vocali femminili, e agli anni ‘50 delle pin-up. In inglese si chiamano polka dots, e anche se l’etimologia è molto discussa è naturale l’associazione fra uno dei balli di coppia più divertenti, tutto saltelli, e la vivacità del pattern. La verità è che il pois è un motivo che dona a tutte e che non tramonterà mai! E’ bello, elegante e giocoso al tempo stesso, che sia micro o macro, a contrasto di colore o in tinte pastello.

Nel Medioevo in Europa non si indossavano tessuti a pois. Disegnare i pallini in modo equidistante senza l’aiuto di macchine era praticamente impossibile e il risultato erano piccole macchie irregolari che facevano pensare a malattie incurabili come lebbra, sifilide, vaiolo, peste bubbonica e morbillo. I pois irregolari, inoltre, erano considerati di cattivo augurio perché ricordavano le macchie che sporcavano i vestiti dei malati e di chi gli stava vicino.  Negli anni Trenta la fantasia pois raggiunge il suo apice, ma in formato micro e per lo più su sfondi neri e blu. E’ negli anni ’50 che vengono utilizzati in modo più giocoso e associati anche ad altri colori: basti pensare allo stile delle pin up! Negli anni ’60 sarà l’artista Roy Lichtenstein che applicandoli sulla tela li trasformerà in pop. Ogni epoca da allora ha visto la presenza di questa intramontabile fantasia che ancora oggi fa capolino ogni anno sulle passerelle.

Leopard Bread

La Leopard Bread è una torta lievitata di recente ideazione, e viene chiamata così perchè richiama il manto maculato del leopardo. Liscia, dorata e ricca di ingredienti, la pasta brioche è la regina delle paste lievitate. La preparazione non è semplice, richiede tempo e pazienza, ma il risultato finale, di cui il “Leopard bread” ne è l’esempio, giustifica la fatica. L’effetto maculato che caratterizza questo delizioso pan brioche al latte, conquista al primo sguardo, quasi dispiace tagliarlo, si ottiene giocando con due impasti colorati con il cacao amaro, avvolti tra loro.

E’ sicuramente un dolce scenografico e chic, molto trendy e al passo con le mode, che divertirà tutti e lascerà gli ospiti piacevolmente stupiti! Soprattutto quell’amica che va pazza per lo stile animalier!!!

Ricetta della Leopard Bread

250 g di farina 00
250 g di farina manitoba
12 g di lievito di birra fresco
120/130 g di latte intero
3 uova (160 g)
70 g di zucchero
80 g di burro
15 g di miele

per il pan brioche chiaro al cacao
5 g di cacao amaro
1 cucchiaio di latte

per il pan brioche scuro al cacao
15 g di cacao amaro
2/3 cucchiai di latte

Versate le farine in una ciotola o nella planetaria, unite il lievito di birra sbriciolato, il latte a temperatura ambiente, le uova intere, lo zucchero, il miele, la scorza di arancia grattugiata e i semini estratti dalla bacca di vaniglia; impastate per 5 minuti.

Unite il sale e il burro ammorbidito (lasciatelo per 30 minuti a temperatura ambiente) poco alla volta, facendolo incorporare bene. Impastate per altri 5 minuti o fino a quando l’impasto sarà liscio ed elastico.

Dividete l’impasto a metà e ponete una parte in una ciotola coperta con pellicola.

Prendete l’altra metà dell’impasto e dividetelo di nuovo a metà, in una parte aggiungete 5 g di cacao e un cucchiaio di latte, nella parte rimanente aggiungete 15 g di cacao e 2/3 cucchiai di latte. Impastate bene i due composti separatamente in modo da ottenere un impasto chiaro e uno scuro, poneteli in due ciotoline coperte con pellicola e fate lievitare i tre impasti fino al raddoppio (circa 2 ore).

Dividete ogni impasto in 8 pezzi dello spesso peso, avrete in tutto 24 pezzi. Prendete un pezzo di pasta chiara al cacao e realizzate un rotolino lungo come lo stampo da plumcake.

Prendete un pezzo di pasta scura al cacao, realizzate un rotolino lungo come lo stampo da plumcake e appiattitelo con il mattarello, al centro posizionate il rotolino al cacao chiaro e arrotolatelo intorno.

Prendete un pezzo di pasta bianca, realizzate un rotolino un po’ più lungo di quello al cacao, appiattitelo con il mattarello, al centro posizionate il rotolino al cacao scuro e arrotolatelo intorno sigillando bene. Non importa che sia regolare,il risultato sarà più bello se le macchie saranno diverse le une dalle altre. Realizzate nello stesso modo gli altri sette rotolini.

Se volete realizzare delle macchie più piccole potete allungare i rotolini finiti a circa 42 cm e tagliarli a metà, in questo modo otterrete sedici macchie piccole al posto di otto grandi. Imburrate uno stampo da plumcake e disponete gli otto rotolini alternandoli. Coprite con pellicola e fate lievitare per 1 ora.

Infornate il leopard bread in forno preriscaldato a 180° per 30 minuti. Dopo 10/12 minuti coprite la parte superiore con un foglio di alluminio per evitare che bruci. Estraete il leopard bread dal forno e fate raffreddare. Se volete potete glassarlo con una glassa al cioccolato oppure servirlo come pane da accompagnare a crema alla nocciola o confettura.

Credo sia abbastanza superfluo raccontarvi del mood animalier nella moda, perchè so bene che ci sono donne che lo amano a dismisura e altre che lo odiano profondamente. Per alcune rappresenta qualcosa di troppo poco chic, associato ad una tipologia di abbigliamento poco elegante e fine. Invece anche se io non lo amo particolarmente, devo ammettere che soprattutto ultimamente l’animalier si è distinto per essere diventato molto trendy e ricercato. Se accostato ad un outfit ben calibrato nei dettagli può diventare un elemento di spicco e di eleganza.

Naked Cake

La Naked Cake, o “torta nuda” è una torta molto scenografica, di origini americane, giunta in Italia da circa 10 anni, come le drip cakes, le glasse a specchio e i cup-cakes. E’ quindi una torta molto giovane, che fa parte sicuramente della pasticceria moderna. Essendo una torta a stelle e strisce si prediligono ovviamente le cosiddette “basi americane”, come la Mud Cake, la Chiffon Cake, la Sponge Cake e la torta 4/4. La Naked Cake è necessariamente una torta sobria, non bisogna eccedere con le decorazioni, deve risultare pulita e delicata, spolverata di zucchero a velo, al massimo si possono aggiungere dei fiorellini o dei macarons.

La sua principale caratteristica è il tipo di farcitura e di decorazione che la accompagna, quindi una “naked” deve essere preparata con giusti criteri e con un occhio particolarmente attento ai particolari. Viene spesso usata anche come torta nuziale: può infatti essere alta dai 10 cm oppure arrivare a quattro-cinque piani.

Per la torta

  • 250 gr di burro ammorbidito
  • 250 gr di zucchero semolato
  • 4 uova grandi 1 cucchiaino di estratto di vaniglia
  • 250 gr di farina
  • 2 cucchiaini e ½ di lievito per dolci
  • 1/2 cucchiaino di bicarbonato di sodio sale qb

Per la crema al mascarpone

  • 250 gr di mascarpone
  • ¼ di tazza di zucchero a velo
  • 175 ml di panna da montare fiori per la decorazione
  • Preparate la torta: lavorate a crema il burro morbido con lo zucchero semolato. Unite le uova, una alla volta man mano che vengono assorbite dall’impasto, sempre continuando a frullare. Aggiungete la vaniglia.
  • Setacciate insieme la farina, il bicarbonato e il sale, quindi uniteli gradatamente al composto, facendo in modo che non si smonti.
  • Dividete l’impasto ottenuto in tre parti uguali e fatele cuocere per 30 minuti in forno caldo a 180 °C in altrettante teglie tonde delle stesse dimensioni. Una volta cotte tiratele fuori dal forno e, quando fredde, dalle teglie.
  • Per la crema al mascarpone, lavorate quest’ultimo con lo zucchero a velo fino ad ottenere una crema. Unite la panna continuando a montare: dovrete ottenere un composto sodo.
  • Farcite ogni disco di torta con uno strato di crema, sovrapponendoli man mano. Conservate in frigo fino al momento di servire.

Cosa vi fa venire in mente questa torta? Di certo qualcosa di delicato e di trasparente, qualcosa di fluido e leggero, che copre ma lascia intravedere. Nell’abbigliamento sono molteplici i tessuti che richiamano a queste caratteristiche: il voile, la seta leggera, la rete, la garza di viscosa. Tutte fibre che vengono utilizzate a più strati per un effetto più sobrio o singolarmente per giocare sulle trasparenze con un effetto “nude” o “vedo non vedo”.

Ma chi mai avrebbe detto che anche la moda ha il suo lato dolce e goloso?!!!

Lots of love

Eli

( ALL PICS ARE PINTEREST and WEB SITE IMAGES – EVERY RIGHT BELONGS TO THE AUTHOR )

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